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Il giorno successivo ci attende la visita alle isole galleggianti degli Uros. Partiamo tutti assieme dall'hotel e
ci dirigiamo al porto da dove salpiamo diretti alle isole. Il lago nei pressi della riva è tutto ricoperto di una mucillagine verde
smeraldo, davvero impressionante.
Dopo mezzora giungiamo alle isole Uros. Le isole sono formate dalle canne di totora (il giunco acquatico tipico del lago)
miste a fango, detriti e melma che imprigionano le radici delle canne e ne impediscono la decomposizione, con lo stesso materiale vengono prodotte le
tipiche barche (le balsas), le abitazioni, le stuoie usate come pareti, i tetti e le porte.
Sbarcati sulla prima "isola" la sensazione è strana: paglia che dondola sotto i piedi. Ad attenderci troviamo una decina
di donne e bambini con dei vestiti coloratissimi che si stagliano contro il blu intenso del cielo e del lago. Le vesti sono rosse, arancio,
verdi, blu e tutte portano delle lunghe trecce decorate alle estremità e con in testa la caratteristica e diciamolo pure ridicola,
bombetta.
Il lago è profondo e non deve essere facile vivere qui. Le capanne sono modeste e anche il letto sembra fatto di totora.
I bambini fanno molta tenerezza e anche un poco di pena, chiedono l'elemosina a comando degli adulti che li "guidano" verso i turisti.
Ci viene offerto anche un giro in una della barche caratteristiche verso un'altra isola. Alla partenza le donne Uros ci salutano
intonando qualche canto compreso pure un tristissimo "Vamos a la Playa" che ci dimostra una volta di più quanto queste isole siano ormai solo un
fenomeno turistico fasullo. Arrivati alla seconda isola a bordo del barcone di totora osserviamo altre abitazioni tra cui la scuola locale.
Terminato il giro ritorniamo in hotel per il pranzo. I sentimenti sono discordanti, grande felicità per lo spettacolare paesaggio, i
colori, la luce e per la tristezza per la 'prostituzione' a cui sono obbligati gli abitanti di queste isole.
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