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PARIGI, PERDERSI PER IL GUSTO DI CONOSCERE I GUSTI
Non esiste miglior modo di conoscere un posto che quello di perdercisi dentro.
Certo, per viaggiare è meglio
andare sul sicuro prenotando sia i voli aerei, nei casi di
grandi distanze, sia gli alberghi e mettere così dei
punti fermi. Ma poi, senza più pensieri, dedicare del tempo a… perdersi. Vagare senza meta precisa
ma attratti da ciò che il caso ci mette davanti agli occhi volta per volta.
Così in un tardo pomeriggio, in cerca di una cena particolare, a Parigi si può passeggiare
tranquillamente intorno a Place de la Bastille (che qualche sprovveduto ancora si ostina a voler vedere…!)
e magari scendere per Rue de Faubourg infilandosi di volta in volta nelle stradine laterali.
Alla prima a destra, in rue Antoine-Vollon, s’incontra il locale anti-dieta Le Square Trousseau,
specializzato in piatti ricchi di calorie, dove i proprietari ci raccontano delle visite di alcune
celebri modelle che di nascosto sono letteralmente impazzite per un piatto di foie gras.
Ma per qualcosa da mangiare più leggero, sempre di gran gusto però, basta avanzare di due traverse e
infilarsi in Rue de Citeaux, dove L’Ebauchoir resta uno dei pochi esempi di locali economici un tempo
molto più frequenti a Parigi. Un locale dove i giovani creativi della zona mangiano gomito a gomito con
gli operai: fegato di vitello in salsa al miele e porri alla vinaigrette tra i capisaldi del locale.
Se però si è in cerca di qualcosa che nel suo campo sia il massimo, allora riprendendo Rue de Faubourg e
andando verso la periferia della città, stavolta si gira a sinistra in Rue Paul-Bert. Signore e signori:
L’Ecailler du Bistrot, forse il miglior bistrot di pesce e ostriche di tutta la capitale francese.
Nella stagione giusta (mai le ostriche nei mesi che nel nome hanno una ‘r’, dice la saggezza popolare)
ce n’è una decina di specie diverse dalla classica “Fine de claire” alla meno nota “Utah Beach” della Normandia.
Pane imburrato e Sauvignon e si può quasi sentire il sapore del mare. Nel giro di meno di cinquecento metri,
tre chance di scoprire il gusto dei francesi per la tavola.
E perdercisi dentro.