9 settembre 2005
"Leaving New York is never easy"; ormai le mille luci di New York sono alle spalle, è tempo di Hawaii!
Il volo diretto Newark-Honolulu (Continental anche questo) dura ben undici ore, ma ci pensano un bambino posseduto (furiosamente determinato a scardinare il sedile di chi gli stava davanti nell'aereo, ovvero mia moglie.....) e un indiano petomane (che pure se la rideva ad ogni tanfata!) ad allietarci la trasvolata.... fanculo ad entrambi!
Appena mettiamo piede ad Honolulu si respira subito un'aria nuova (indiani a parte!): qui l'atmosfera è più calma, rilassata; il motto locale (Valido a Maui, ma non solo...) è "EAT, DRINK AND BE MAUI" traducibile con un bel "mangio, bevo e me ne fotto". Niente più poliziotti incazzati e gente sclerata, così comuni a New York, qui tutti se la prendono comoda senza affaticarsi troppo.
10 settembre 2005
Dopo aver pernottato a Waikiki, la mattina dopo prendiamo un volo interno e atterriamo a Kona, sulla costa occidentale della Grande Isola; affittiamo un'auto: per qualche strano motivo i tipi della Hertz ci appioppano una mostruosa e ingordissima Pontiac Grand Prix GT una berlina, ovviamente a benzina, da 3800 cc (sì, 3800 cc) e 260 cavalli (sì, 260 cavalli), perchè affittino un simile missile in un'isola dove il limite massimo di velocità è 80 all'ora (sì, 80 all'ora) resta un mistero....mah!
A bordo di 'sto mostro che consuma come un camion ci dirigiamo alla volta dell'Hotel, l'Outrigger Keahou Beach Resort nella cittadina di Kona.
Lungo la strada abbiamo il primo assaggio della natura hawaiiana: in pochi chilometri passiamo dalle distese di verde al paesaggio lunare delle colate laviche più recenti; avanzando verso sud notiamo sulla nostra destra una 'collinetta' perennemente avvolta dalle nuvole: Il vulcano Mauna Loa che con i suoi 4000 metri e passa domina questa parte dell'isola.
Rincoglioniti dal fuso passiamo il resto della giornata a prendere il sole e a passeggiare sul lungomare dove abbiamo occasione di ammirare molti cottage nello stile locale ("mangio-bevo-e.....") letteralmente annegati in boscetti di palme da cocco (con tanto di cartelli che segnalano di stare attenti alle "falling coconuts", pare che qui beccarsi una noce di cocco in testa sia una delle principali cause di morte!!). Nel pomeriggio assistiamo, tra l'altro, ad un paio di matrimoni in stile hawaiano: quelli con cerimonia sulla spiaggia, in mezzo alle palme, dove gli sposi hanno la collana di orchidee e gli invitati son seduti su sedie bianche, sembra davvero di essere in uno dei telefilm di Magnum P.I.!!!
11 settembre 2005
Domani è un altro giorno come dicevano una volta. Il nostro 11 settembre inizia con una veloce visita a Holualoa a vedere le piantagioni di caffè che a dire il vero non ci dicono un granché.... e poi ci dirigiamo verso il Pu`uhonua o Honaunau National Historical Park (nome facile da ricordare vero? eh sì, preparatevi a tutta una serie di nomi impronunciabili e kilometrici.....).
Il parco è suggestivo: tutta la struttura (completa di templi indigeni) è adagiata su una colata lavica antica e tutte le rocce sono nere come il carbone. È uno spettacolo mai visto, spiaggia bianca, fondale nero di lava, le palme ed un mare dal colore intensissimo. All'interno del parco, i resti di un'area sacra che anticamente forniva rifugio a chiunque fosse rimasto vittima di un kapu (anatema, maledizione) il quale, raggiunta l'area dei templi, veniva assolto dai sacerdoti di tutte le colpe compiute e non veniva più punito. Oltre ai resti archeologici e alla ricostruzione degli ambienti originari (con tanto di antichi idoli), si ha la possibilità di incontrare le sea turtles che vengono a riva a riposarsi e a riprodursi.
Terminata la visita al parco ci fermiamo in una spiaggia pubblica vicina all'ingresso dove facciamo un poco di snorkelling (pesci colorati a gogò e pure alcuni jellyfish che mi urticano la moglie!). Rimessici in cammino, cerchiamo di raggiungere il
Captain Cook's Monument, ma dobbiamo rinunciare in quanto raggiungibile solo via mare.
Cook sbarca alle Hawaii
Il 18 gennaio 1778 il capitano inglese James Cook è il primo europeo a mettere piede sulle isole Hawaii.
Cook e i suoi uomini vennero accolti con calore dagli indigeni, che attribuivano al loro arrivo un significato religioso.
Nel 1779 la spedizione tornò e godette per un mese della benevolenza degli hawaiani. Ma la morte di un membro dell'equipaggio
rivelò la natura umana degli europei, così i rapporti si fecero tesi e gli inglesi ripartirono. Costretti a tornare una terza
volta a causa di un fortunale, Cook e i suoi uomini furono accolti con lanci di pietre. I negoziati di pace con il re hawaiano
fallirono, e il 14 febbraio 1779 gli inglesi furono attaccati da una folla infuriata. Reagirono sparando,
ma furono sopraffatti: soltanto pochi sopravvissero tra quelli scesi a terra, e lo stesso Cook fu assassinato sulla spiaggia.
Pochi giorni dopo gli inglesi risposero puntando sulla riva cannoni e moschetti uccidendo circa 30 hawaiani.
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Continuinamo quindi la nostra visita verso la Painted Church, la chiesa pittata, un gioiellino di chiesetta avvolta nella vegetazione
tropicale. Qui per la prima volta troviamo i moa una specie di galline rinselvatichite portate ivi dai primi polinesiani.
Dopo aver pranzato in una Coffe Rostery in mezzo alla foresta (dove ci offrono 3 tipi diversi di caffè, tutti buonissimi!) ci spostiamo a nord, verso Kailua e oltre fino al Kehaha Kai State Park, qui la strada è impossibile per la nostra Pontiac, quindi proseguiamo a piedi in mezzo ad una fantastica distesa di lava nera (del tipo detto " Pahoehoe", ovvero molto fluida) con tanto di scritte con i sassolini bianchi che fanno un grande effetto. Ogni tanto emerge in mezzo alla lava un cespuglio verdissimo. Al termine del cammino (una buona mezzora a piedi in mezzo alla desolazione) troviamo un parcheggio nei pressi della spiaggia con tanto di cartelli che segnalano che la spiaggia non è sicura soprattutto di notte. Camminiamo in mezzo alle palme e sbuchiamo in una spiaggia bellissima di sabbia grossa dorata e nera, chiamata infatti sale e pepe.
Ormai si sta facendo tardi e torniamo sui nostri passi. Sullo sfondo si staglia la maestosa grandiosità del Mauna Kea, gemello del Mauna Loa e ugualmente immenso.
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